la centrale elettrica nel 1930

un tratto della gola

sono visibili le 

"marmitte dei giganti"

   

CHIAUCI ... fresche, dolci acque....

  

la sciata verde

tratto di gola

LA CASCATA 

 

L'acqua è tutto per Chiauci (o forse è stato tutto !) Da una ricerca fatta dalla Pro-Loco, nel territorio di Chiauci sono presenti oltre 40 sorgenti attive, tra cui quella, enorme, che alimenta il ramo sinistro dell'Acquedotto Molisana in località S.Onofrio. Sul fiume Trigno, ancora molto pescoso, è in avanzata fase di realizzazione uno sbarramento su quello che prima era un gioiello, in località FOCE. Le foto che vedete (inedite) sono di posti ormai inesistenti per la costruzione dell'invaso. A noi piace ricordare il posto così come lo descriveva, in un articolo del 1947, il concittadino e studioso Vincenzo Grasso, apparso sulla rivista dell'Istituto Geografico Militare Italiano "l'Universo". L'articolo integrale è a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Si riportano invece solo i tratti più salienti.

 

La "Foce di Chiauci" è certamente uno dei tanti posti belli e caratteristici del Molise, che purtroppo molti stessi molisani o non conoscono o non apprezzano nella sua importanza e bellezza straordinaria. Né poi esiste un libro o una guida turistica di questa Regione che la menzioni, mentre spesso si ricordano tanti luoghi mediocri solo perché hanno la fortuna di essere vicini alla ferrovia. (….) La gola di Chiauci o Foce, come localmente si chiama (dal latino fauces) si è formata in mezzo ad una piega montuosa calcare non molto elevata (m.893) che a forma di un'ampia sella si estende dal lato sud-ovest di Chiauci (la Crocetta, Colle Palombo) alla Civitella e alla Bellavista (m.980) ad ovest di Civitanova del Sannio. In essa possiamo distinguere due zone: una superiore e una inferiore. La prima che va dal piano sul quale è posta l'officina elettrica alla sommità di Colle Palombo, la seconda dall'attuale alveo del fiume al di sopra del citato piano dell'officina.

Esse hanno una origine diversa: la parte superiore della gola è una vera e propria frattura causata dalla spinta orogenetica che quivi ha trovato un punto di minor resistenza; l'inferiore è stata scavata prevalentemente  dall'attività erosiva delle acque del fiume attraverso i millenni.

(…) Quivi si accede molto facilmente passando per un viottolo dietro l'officina elettrica e si può andare fino al principio della gola dove un enorme strapiombo non ci permette di procedere oltre. Da questo punto possiamo ammirare la valle sottostante del Trigno che si estende dominata dal bel campanile di Chiauci, rocciosa nella Tridodda, Fonte Ranzoni, Coste, e folta di vegetazione nel Bosco dell'Urgo (ingorgo) fino al Ponte La Tesa. Anche questa valle originariamente non era così profonda come lo eè attualmente, poiché fu in seguito alla formazione della parte superiore della gola, che le acque del lago, trovata una via d''uscita, cominciarono a defluire in essa e a scavarla. Inoltre il livello del lago doveva essere alquanto più elevato della valle sottostante della Tridodda, poiché le acque del lago, quando uscivano dal bacino vi cascavano con un notevole balzo. Di fatti nella Sciata Verde all'inizio della gola, si osservano tre caratteristiche marmitte dei giganti, due immerse nell'acqua e una sospesa sulla roccia a sinistra del fiume. Come è noto queste si formano  o per azione delle acque dei torrenti subglaciali o alla base di una cascata. La parte inferiore della Foce ha avuto inizio con questa cascata che rodendo continuamente la roccia sottostante è giunta fino al punto attuale. La Sciata Verde, che può definirsi la porta della Foce, è il tratto più caratteristico di essa, poiché il silenzio e la calma delle sue acque, il colore verde intenso e le ripide pareti rocciose  danno al luogo un suggestivo incanto.

            

E' un bacino corridoio lungo quasi 20 metri, largo prima tre o quattro metri e in seguito più stretto, profondo specie al centro delle marmitte, fino a dieci metri. Per questa sua speciale posizione e soprattutto per una fortissima corrente che si incontra a monte, se vogliamo inoltrarci a nuoto nella gola, è un punto molto difficile da superare. Per l'accesso ad essa dobbiamo cercare altri punti. Uno è quello di calarsi con una corda dal finestrone più basso dell'officina. Raggiunte le acque del fiume, le si superano in parte a nuoto e in parte saltando da roccia a roccia. Questa via d'accesso, se da una parte ci fa giungere subito nella parte centrale della gola, è svantaggiosa perché al ritorno bisogna superare una lunga e forte corrente che si sorpassa molto difficilmente dopo lo sforzo fatto durante l'esplorazione. Una ulteriore via d'accesso si può tentare nella sopradetta zona della Sciata Verde, poiché oltre la strada già esaminata si può entrare nella gola diremmo "via terra" (almeno fino ad un certo tratto). Questa è la medesima strada che alquanti anni orsono e sporadicamente anche oggi, seguono provetti cacciatori per inoltrarsi nella gola e tirare sull'abbondante selvaggina di colombi selvatici. Consiste nel superare sulla parte destra del fiume una roccia la quale, sebbene non più alta di 3 metri, offre serie difficoltà di scalata. Essa non solo è a strapiombo sulle profonde acque della Sciata Verde, ma è raggiungibile per uno stretto gradino di roccia appena affiorante sull'acqua. Una volta vi si saliva molto più agevolmente; vi si arrampicavano, come ho detto, cacciatori con il fucile a tracolla; ma oggi, così equipaggiati, non lo supera quasi più nessuno, non per diminuito coraggio della gente molisana, ma per il fatto che l'acqua ha enormemente eroso quel gradino di accesso e ne ha aumentato sensibilmente lo strapiombo. Io, giacchè scelsi il mese di agosto per questa esplorazione, vi salii in costume da bagno, sia chè nell'insuccesso avrei potuto raggiungere a nuoto la riva, sia perché nell'interno della gola, avrei avuto bisogno di passare a nuoto parecchi tratti del fiume.

(…) In seguito, per continuare la nostra esplorazione nella gola, bisogna scendere nell'acqua e nuotare molto prudentemente per non essere travolti dai suoi vortici o piombare in qualche fosso o anche urtare contro le rocce. Altrove si può saltare da un picco ad un altro o camminare nell'acqua bassa. Dovunque si ammirano marmitte dei giganti o a fior d'acqua o sospese sulle pareti ma sempre di diametro minore di quelle osservate nella Sciata Verde. La roccia è quasi compatta quasi a blocco unico con i segni evidenti delle erosioni. Infine si giunge in vista dell'officina e si ode il sordo rumore della vicina cascata. Le pareti rocciose si mantengono ripide e lisce e la gola larga una ventina di metri, come l'abbiamo descritta precedentemente, quivi comincia a restringersi molto sensibilmente. Alla cascata essa è larga appena una decina di metri.  

come si presenta adesso la Foce

il CARRELLO sul fiume Trigno adesso non c'è più

Oltre al balzo meraviglioso dell'acqua in questo punto, possiamo ammirare altre due marmitte dei giganti, l'ultima delle quali è alta quasi 25 metri con 10 metri d'acqua. In seguito alla retrocessione operata dalle acque, la cascata si trova oggi nella parte iniziale a monte della gola.

Quivi il fiume lotta ancora tenacemente contro un robustissimo banco di roccia che si estende per un certo tratto. Ma essendo esso alquanto inclinato verso l'uscita della gola è prevedibile che con il passar dei secoli sia completamente eroso e la cascata,  abbassandosi gradualmente, un tempo scomparirà del tutto. Ciò sarà facilitato dal fatto che il terreno  poco a monte di essa, specie sulla riva sinistra, è molto argilloso.

Scomparirà questa cascata e nella Foce, tra le pareti rocciose che sentirono il frastuono delle acque e furono il teatro d una gigantesca lotta, scorrerà un corso d'acqua sempre più silenzioso e calmo per avviarsi verso il suo definitivo profilo di equilibrio.