il matrimonio a Chiauci                     

un matrimonio del 1924

un matrimonio del 1934

 

il balcone Volpacchio - matrimonio 1919 

un matrimonio del 2001 (Rosa e Fausto)

Il fidanzamento 

Gli amori nascevano in chiesa,  presso la fontana quando le ragazze andavano a prendere l'acqua con la tina od a lavare i panni oppure in campagna quando le ragazze portavano il pranzo ai genitori contadini. Ai primi timidi sguardi seguivano fuggevoli parole. Poi il ragazzo faceva la dichiarazione d'amore a voce oppure con un biglietto (a volte era un parente del ragazzo a proporre alla ragazza il fidanzamento). La ragazza si riservava la risposta e quando la risposta era positiva allora ci si poteva considerare fidanzati. La risposta, a volte, poteva arrivare anche dopo molti giorni e quando il ragazzo era molto innamorato portava alla ragazza la serenata.

la PAReNDEZZA

Per far cessare le chiacchiere ed anche per essere un pò più liberi (era impossibile infatti darsi un bacio o una carezza) la famiglia dello sposo, per suggellare la parendezza come vincolo di parentela, nel giorno del fidanzamento ufficiale si recava a casa della sposa e insieme consumavano un pasto. Per l'occasione si offrivano a parenti ed amici le cumblemente (vino e biscotti fatti in casa).

la DODDA

un doddario del 1889

un doddario del 1919

La dodda (la dote) era pattuita tra i genitori degli sposi e veniva elencata ed apprezzata in una apposita lista (detta DODDARIO) e conteneva anche il valore. Il contratto dotale era firmato dai genitori degli sposi e controfirmato da testimoni.  In alto sono riportati due doddari, uno del 1889 e l'altro del 1919 di due coppie di sposi. L'elenco era minuzioso e dettagliato, come ad esempio:

materasso pieno di lana Lire 100,00 una cassa di abete Lire  30,00
pagliericcio di tela di casa Lire  20,00 una veste di castoro Lire  25,00
lenzuola- paia 20 Lire 170,00 como' di noce con mensola di marmo Lire  60,00
una coverta in lana ed un'altra comprata Lire  95,00 rame - libbre 50 Lire  90,00
una imbottita Lire  28,00 diversi oggetti d'oro (anelli, orecchini) Lire 100,00

 Nel doddario veniva anche messa la clausola che gli oggetti ricevuti in dote sarebbero tornati alla famiglia dello sposo in caso di scioglimento del matrimonio e nel caso in cui non sarebbero nati dei figli.

La dodda, il giovedi prima delle nozze (che venivano celebrate in genere la domenica, giorno di riposo dalle fatiche della campagna) , veniva portata in corteo da casa della sposa a ala nuova casa. Le lenzuola e le coperte ricamate, messe in bella mostra in ampi cesti di vimini, venivano portate dai familiari più stretti della sposa (mamma, sorelle, cugine). La dote sfilava per le vie di Chiauci e la gente ammirava o criticava la quantità e la qualità della roba. Il primo letto veniva lo stesso preparato dalle parenti più prossime della sposa e comunque alla presenza delle zie.

lo SPOSALIZIO

I cortei nuziali, disposti secondo il grado di parentela, partivano dalle case dei rispettivi sposi verso la Chiesa Madre. Lo sposo, come adesso, arrivava prima della sposa accompagnato da una sorella, mentre la sposa veniva accompagnata dal padre o da un fratello. La mamma della sposa non partecipava mai alla cerimonia religiosa nè tantomeno al pranzo nuziale. Il pranzo nuziale si teneva in casa dello sposo e non aveva le caratteristiche dei pomposi banchetti moderni. La miseria non consentiva sprechi. Le posate, i piatti, i bicchieri, le sedie ed i tavoli venivano presi in prestito dai parenti o dai vicini di casa. Il menu' comprendeva un antipasto con prosciutto e salame, brodo grasso di gallina, maccheroni o sagne fatte in casa, carne di pecora o maiale (al sugo o arrosto) insalata, mele, pere o uva del posto e i biscotti col naspro, le pastarelle con l'ammoniaca ed i confetti. A chi non era invitato al pranzo nuziale veniva recapitato un piatto (Le CUMBLeMENTe) che conteneva i confetti, i biscotti ed i dolci. La sposa novella, durante la settimana successiva alle nozze, non usciva di casa. Questi giorni, i cui ella si dedicava solo al marito, tralasciando anche le faccende domestiche, erano detti La SeTTeMANA De LA VeRGOGNA  ed era un pò come il viaggio di nozze. In questa settimana gli amici andavano spesso sotto casa degli sposi cercando di ostacolare le notti d'amore. L'isolamento cessava con l'uscita della sposa nella domenica successiva al matrimonio, per andare a messa sottobraccio al marito.