album di personaggi (storici e non storici)

 

le foto dei chiaucesi nelle pagine successive .. le foto dei chiaucesi nelle pagine successive..

 

  IVANA MULATERO (*)

I molisani seguono un detto antico che dice "LASSA STA' 'U MONNE CUME ZE TROVE".

Non credono ai cambiamenti, agli orologi e ad altre modernità come i giornali e gli aerei. Come i loro progenitori sanniti, credono unicamente nel clan familiare, nelle forze della natura e nella provvidenza. Da questa formidabile terna discendono tutti i vizi e le virtù del popolo molisano, il più fiero e orgoglioso ma anche il più rinunciatario e tradizionalista.

(*) moglie di Antonio Mascia (figlio di Pasqualino Mascia e Gioietta Di Lonardo)

un libro che parla anche di Chiauci

 

 

Giuseppe Diamante MASCIA

Di questo artista insigne, nato in Chiauci nella seconda metà

del secolo XVIII, riproduciamo integralmente le notizie

che ne dà il Marinelli nella "Memorie"

 

"Sulle prime fu addetto allo stato ecclesiastico; ma poi conosciutasi meglio la sua vocazione, fu invitato a Napoli presso un maestro ebanista, e presso i due valentissimi compositori di organi Fabrizio Cimino e Federico Severino, acciocché apprendesse a far lavori in ebano o in altro pregiato legname, e s'istradasse pure per la costruzione degli organi: cose che egli tanto desiderava. Sette anni dimorò in Napoli, ma per sempre più avanzarsi nell'arte sua, ando anche in Roma, dove protetto Cardinale Spinelli, studiò sotto il famoso organista Nicola Galori, anche l'arte peregrina di adattare e unificare l'organo con l'orologio, formando il cosiddetto GARIGLIONE (carillon)

Da Roma seguì il suo maestro in Catania per giudicare di quell'Organo meraviglioso dei Benedettini, allora allora costruito da un prete inglese. Furono tali le maniere e le compitezze del nostro giovine Mascia, che l'artista inglese, ammirandolo ognora più, sel condusse a Londra, dove si perfezionano tutte le arti che si vogliono.

Quivi trattenutosi un paio d'anni, alla fine si restituì in Napoli. Il primo suo pensiero fu quello di aprirvi bottega e dar qualche saggio dell'arte appresa. Così fece, e in breve tempo acquistò tanta rinomanza pei suoi pregiati lavori, che Ferdinando IV lo creò Organista di Casa Reale; ed è appunto nella Reggia di Napoli, che si ammirano ancora due stupendi Gariglioni ad orologio, costruiti dal nostro Mascia; senza dire di quelli altri che fan pure bella mostra nei Palazzi Maddaloni, Angri, Calabritti, Casacalenda, Cirillo, Sanseverino ed Acton, e senza dire neanco di quel pregiatissimo Organo che sta nella Congregazione di S.Giuseppe.

Finalmente, dopo tanto tempo che il nostro Giuseppe era stato lontano dal suo paesello nativo, ecco che vi fece ritorno, ricco di merito e di denaro insieme. Ma Chiauci non poteva mai essere la dimora di un tanto artista. Egli perciò venne a stabilirsi in Agnone, e qui sposatosi con Maria Rosa Iacapraro verso il 1793, diventò già nostro concittadino per sempre. In quel torno di tempo ei fece il bellissimo Organo di S.Emidio (Agnone), e poi quello di Barrea, di Villa S.Maria, di Guidone, di Sepino, di Torella, di Vinchiaturo, di Morcone, ecc.

Ma l'organo poi che lo rese immortale, fu senz'altro quello di Lucera, fatto al principio di questo secolo. E' opera veramente ammirabile pel disegno, per la solidità, per la esattezza, per l'armonia delle parti, per la molteplicità e per la ingegnosa combinazione strumentale che vi è; tanto da emulare i più celebri Organi del suo tempo, come quelli di Montecassino, di Catania, gli altri di Palermo, di Napoli, e via discorrendo.

Più tardi, e pochi anni prima della sua morte, il suo genio artistico colse un altro trionfo in occasione dl concorso che fece a Napoli per l'Organo della nuova Real Chiesa di S.Francesco di Paola. Ebbe a competitori un bergamasco ed un francese: Raffaele Scrassi l'uno, l'altro Mr. Edric, ambedue organisti di gran vaglia.

Eccetto che il disegno ed il piano d'arte del nostro Giuseppe, non solamente furono approvati in primo luogo dalla Commissione regia di Napoli, ma si ebbero lode e premio dall'Accademia delle Belle Arti di Londra. Prevalsero però gli intrighi e le influenze di altolocati, cosicché l'opera fu eseguita dal bergamasco: non saprei dire, con quanto giovamento della Chiesa e con quanto onore dell'arte.

Finì di vivere il nostro artista nel 1832."

 

 

 Spedizione alpinistica sull'HIMALAYA

Himachal Pradesh (India)

Neverseen Tower 6000 metri

dal 3 settembre all'8 ottobre 1992

 

componenti della spedizione:

LEONE DI VINCENZO

Massimo Marcheggiani

Claudio Mastronicola

Silvano Bianchi

Alberto Miele

 

 

ERMINIO TRABUCCO

di Salvatore Moffa - Nuova Dimensione 1974

In quest'anno ricorre il ventesimo anniversario dell'improvvisa transito di Erminio Trabucco, avvenuto a Giarre l'8 ottobre 1964. Lo si vuole ricordare per le sue doti umane e per la sua arte pittorica ai molisani proprio perchè ora che è trapassato risorge con la nobiltà del suo animo e dell'opera sua e si sente il bisogno di accostarsi alla sua figura di uomo e di pittore. Nacque a Chiauci il 28 novembre 1907 e studiò a Isernia, a Firenze e a Roma. Si tenne lontano dalle alterne vicende artistiche, senza ignorarle, scegliendo a maestro il cosmo che lo soggiogava e l'osservazione diretta. Nei primi momenti d'arte si sentì tutto pervaso dal desiderio di rivelare la sua umile terra; di cantare i sereni e chiari angoli dell'Alto Molise; ritrarre le parti più caratteristiche degli ambienti urbani e sorprendere gli impulsi dei suoi abitatori e interpretarli, essendo legato alle loro vicende umane e spirituali. Il Molise ha qui tutta la bellezza del suo universo; brilla con la limpidezza della sua atmosfera e la semplicità del casto paesaggio. . . . . . . . . .Chiauci, Agnone, Bagnoli del Trigno, Capracotta, Carovilli, Pescolanciano, Pescopennataro e Isernia lo ebbero cantore del loro piccolo mondo in squarci trasparenti. . . . . "Chiauci", adagiata in riposo sul molle pendio, sembra dormire e sognare contenta del suo modo di essere con le povere abitazioni dominate dal palazzo e il quadro si sviluppa con linee precise e un'ombrosa quercia isolata si staglia nella luce meridiana e apporta un senso di forza e di dominio sulla silente campagna circostanza.........

 (l'articolo completo è a disposizione )

 

TERRA DI MOLISE

di Maria Iacobucci

 

O terra o dolce terra del Molise

lassù tra i monti dove nasce il fiume

che prima come una cascatella e poi più rumoroso

la tua fonte d'acqua dolce scende a valle.

E corri tra i rovi e i cespugli e nutri la mia terra

quella terra dove son vissuti gli avi miei.

E ho trascorso i miei verdi anni,

quanti ricordi e quanta tenerezza

quando sull'aia vedevo mietere il grano

e la mia gente felice come un sacro rito,

raccoglieve il frutto del suo lavoro.

 

E le sere d'estate seduta sugli scalini delle vecchie case

ti guardavi intorno e sentivi tanta pace,

mangiando il pane fragrante della mia terra

pensavo al domani dei miei verdi anni.

O dolce terra del Molise

lassù tra i monti dove scende il fiume,

che corre come gli anni della vita,

il tuo ricordo rimane in me...

come un presente che non diventa mai passato,

o dolce terra degli anni miei.

 

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