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La Storia di Chiauci
 
   
"CLAVIS PENTRORUM : CHIAUCI" - La Chiave del Sannio Pentro
 
  L’origine del nome
 
  Una folla di dominatori
 
  Due Chiese, un beneficio, una Grancia
 
  Altra ipotesi sull'origine del nome
Date storiche
“Una fonte per lo studio della popolazione del Regno di Napoli”
“Dizionario Geografico”
“Dizionario Statistico de’ paesi del Regno delle due Sicilie al di qua del faro”
Libro delle Diocesi del Contado del Molise
“Il Mezzogiorno attraverso i catasti onciari” 
Libro delle rivele del Catasto Onciario di Chiauci 1741/42

 

 

Date storiche
1269 Carlo I d'Angiò assegnò Chiauci a Beltramo
1312 Carlo II d'Angiò dette Chiauci in feudo a Giovanni del Bosco
1530 Chiauci è passata in dominio della famiglia Greco
1809 il primo Sindaco di Chiauci fu Donato Giancola
1840 Carlo Ciolfi fu eletto Sindaco di Chiauci
1862 Chiauci appartenne al Collegio elettorale di Agnone
1912 a Chiauci fu inaugurato il primo ufficio postale
1922 arrivo della corrente elettrica
1938 arrivo della prima automobile
1947 passava per Chiauci il primo pullman
1948 arriva la prima trebbiatrice
1950 nei negozi arrivano i primi giocattoli, i primi fornelli a gas, le pentole di alluminio, le cartelle di cartone, i primi colori per disegno
1955 arriva l'acqua in paese e tutti possono allacciarsi alla rete - arriva il primo trattore (a cingoli)
1956 le prime strade di collegamento
anni 60 e 70 diminuiscono i campi coltivati ed inizia l'emigrazione
1964 viene costruita la scuola materna e la scuola elementare

 

CLAVIS PENTRORUM : CHIAUCI
La Chiave del Sannio Pentro
da libro di Gioacchino MASELLI
" Tra i Pentri e i Caraceni" - volume primo
E’ un leggiadro e ridente paesello a 879 metri sul livello del mare, dalle casette bianche e silenziose, site sul declivio ondulato di un colle, che digrada in colline ondeggianti di boschi copiosi di faggi, sfumanti in vallate, verzicanti di prati e ricche di vigneti, e in un dirupo irto, fra ammassi di rocce nude, affacciantesi sulla celebre cascata del fiume Trigno, che risuona tumultuosa nel silenzio e nella solitudine, lungo il masso enorme, spezzato, fra rocce massicce, in una cavità profonda, come un baratro.

I suoi abitanti sono fortemente dediti all’agricoltura.

La sua storia, come quella di tanti nostri paeselli dell’Alto Molise, si perde nello sfondo della più lontana feudalità, quando, nello Stato Beneventano della seconda metà del 900, nella Contea longobarda di Pietrabbondante, fiorirono signorie molisane, dal blocco dentellato del Matese all’altopiano di Carovilli.

Il castello era annidato su per una vetta sassosa, stemma.jpg (4209 byte)come uno scoglio, elevatesi sulla costiera dei colli, scolta di vedetta, che vigilava la valle e il silenzio.

Non v’era l’orrido in questo maniero, ma un velame di quiete, come un solitario recesso di uno speco soave.

Tutto, qui, ora, tace e riposa, e l’anima può spaziare nel paesaggio della imponente vallata sottostante di Civitanova e della catena dei monti del Matese e di Frosolone, che si distende vastissima.

 

L’origine del nome
Si vuole – ma, senza fonti storiche autentiche, che sia stata chiamata Chiavicia, poi, Terra Clavicorum, e indi, Castellum Clavica. L’ipotesi che sia stata l’antica Clavis, la chiave del Sannio Pentro, confinante col Sannio Saraceno, o della Contea longobarda di Trivento, con quella di Pietrabbondante, non è fondata.

Nelle antiche carte, come vedremo in prosieguo, questa terra è citata, spesso, con i nomi di Chiare, Cauci, Chiavici.

Risulta, in documenti, che fu un feudo, e, spesso, come subinfeudo o subfeudo, e la storia si svolse nelle vicissitudini della feudalità.

Se, dunque, dalle acque, dai casali, dai campi, dai castri, dai monti, dalle querce, dalle torri, dalle vigne o vigneti, dai dominatori dei luoghi derivarono i nomi degli odierni Comuni dell’Italia Meridionale, è da supporre, nel nostro caso, che Chiauci derivi dal verbo latino claudo, chiudere, serrare, dall’enorme massiccio pietroso, spezzato, della sua Cascata del Fiume Trigno, caratteristica autentica del suo territorio.

 

 

Una folla di dominatori
Una folla di Signori, con privilegi regi, invase questa Terra. Il Ciarlanti (Memorie istoriche del Sannio) afferma: “nel fol.94 dei Quinternoni delle donazioni fatte dal Re Carlo D’Angiò, dopo la vittoria su Corradino, nel 1269, si apprende che Berteraino Bucca ebbe il castello di Longano e la metà del castello delli Chiavici, per oncie 24, e, nel fol.6, si ha che Longano, nello stesso anno 1269, era posseduto da Giovanni Del Bosco; era, forse, la metà, per ciascuno”.

“Chiavici passò in dominio di Andrea di Capoa, Conte di Campobasso, a 23 di novembre 1495 devoluta per ribellione di Giacomo di Montaquila”.

Quando Ferrante Gonzaga, Gran Giustiziere del Regno di Napoli per l’Imperatore Carlo V, e viceré di Napoli, sposatosi ad Isabella di Capua, Principessa di Molfetta e titolare di Campobasso, nel 1523, ebbe, per vendetta del Principe D’Orange, i vasti feudi di Alberico II, Conte di Marigliano e Duca di Ariano, che aveva parteggiato per Francesco I, poiché la madre di Alberico II, Francesca Orsini, aveva mosso lite, nella Regia Camera per la Reale Concessione di Cercemaggiore e Baselice, che possedeva come suo dotale , Egli, Ferrante Gonzaga, nel 1533, cedette liberamente, all’ex Duchessa, il castello di Baselice, con la promessa di vendergli, dopo tre anni, la terra di Cercemaggiore, più mille ducati per il giardino, sito nelle pertinenze di Chiauci, dedotto e computato il prezzo della Terra di Baselice. Anche ora, dal popolo di Chiauci, quegli ex possedimenti viciniori del Castello, sono chiamati “il giardino”.

Il Convento, inoltre, di S.Maria della Libera di Cercemaggiore aveva, in quei tempi, vari possedimenti, sparsi negli Abruzzi e nel Molise, per cui dovette sostenere moltissime liti. Aveva anche il Feudo di Castiglione di Carovilli.

Difatti, dice Giordano Pierro nella “Storia del Convento della Libera di Cercemaggiore”: “Il feudo, ovvero il Casale diruto di Castiglione, è situato ad est di Chiauci e ad ovest di Pescolanciano, Sessano, Civitanova. Nel 1540 fu dato dal Convento in fitto per tre anni all’Università di Chiauci, per 12 ducati all’anno e 2 libbre di cera. In seguito, l’Università si rifiutò di pagare il fitto e rilasciare il feudo; e, agitatasi la lite, nella Gran Corte della Vicaria, questa, con sentenza definitiva del 13 agosto 1551, condannò l’Università di Chiauci al pagamento del fitto e alla reintegrazione del possesso del feudo da parte del Convento”.

Il giorno 20 settembre 1551 il feudo venne dato in enfiteusi perpetua, per ducati 25 all'anno e ducati 30 nella presa del possesso, all'Università di Civitanova, dopo la licitazione dell'asta. Questa concessione non ebbe esecuzione, perché il 18 aprile 1552, il feudo venne permutato con il Protomedico Sig. Martino Spinello, Barone della Terra di Chiauci, per ducati 20 all'anno…… I Cesa furono gli ultimi dominatori della Terra di Chiauci. I Gambadoro gli ultimi proprietari del castello.

 
 
lo stemma dei Gambadoro presente ancora all'ingresso del Palazzo

 

Due Chiese, un beneficio, una Grancia
Dallo strumento del 7 giugno 1790, rogato dal Notaio Domenico Moccia, tra l'arciprete Nicola Vitagliano Moccia e l'Università di Chiauci, che si trova presso l'Archivio Notarile del Distretto di Campobasso, si apprende:

"La Mensa Arcipretale, da tempo antichissimo ed immemorabile, possedeva una vasta tenuta alberata di cerri e querce, della capacità di "tomoli duecento sessantanove e mezzo", con Chiesa rurale, chiamato territorio di S.Onofrio, Grancia della Chiesa Arcipretale di Chiauci, col peso agli Arcipreti pro tempore di mantenere detta Chiesa di S.Onofrio, ivi esistente, e di adempiere a quanto ordinato dal Vescovo diocesano, o suo Visitatore, in tempo di Santa Visita, e di celebrare una Messa cantata, con primo e secondo vespro, nella ricorrenza della festività di detto Santo.

Dappiù, che la stessa Mensa Arcipretale, e, per essa, gli Arcipreti pro tempore egualmente, ut supra, possiede, fin dall'anno 1729, un'altra vasta tenuta parimenti alberata di cerri e querce ed altri alberi silvestri, parte di essa montagnosa e parte ridotta a coltura, della capacità di tomoli 217, denominata la Badia di S.Sebastiano, con chiesa sita e posta in questa suddetta Terra di Chiauci, nel luogo detto al Largo della Croce, coll'obbligo di mantenere detta Chiesa, e di celebrarvi primo e secondo vespro e Messa cantata, nella ricorrenza della festa di detto Santo, la quale tenuta da antichissimo ed immemorabile tempo fu posseduta dagli Abati pro tempore di S.Sebastiano, e poi per la morte dell'ultimo beneficiato Don Leonardo Roccolla, della Terra di Civitanova, venne, da Mons. Mariconda - assai benemerito Pastore, Vescovo diocesano di Trivento - annessa a detta Mensa Arcipretale di Chiauci, con bolla segnata al 5 di agosto del detto anno 1729, attesa la scarsa rendita della riferita Mensa."

La ricca e pingue Mensa Arcipretale di Chiauci, a tagliar corto, ebbe il tracollo dall'Arciprete Don Nicola Vitagliano Moccia, il 7 giugno 1790, con l'istrumento rogato dal Notaio Domenico Moccia, in favore del Comune di Chiauci !!

Sullo sfondo dell'orizzonte, si profila, sereno, il paesello di Chiauci, e, tra le sue rocce, si apre, profonda, come un baratro, la Cascata.

Di lontano, appare lo scenario dell'Alto Molise nel declivio ondulato dei Monti.

 

 

Altra ipotesi sull'origine del nome

Altra ipotesi è che il nome di Chiauci derivi dalla clava, che fu simbolo della forza, o non piuttosto la dea putente e purificatrice Cloacina creata dal decreto di Tito Tazio, il Re sabino di Roma.

Lo stemma del Comune di Chiauci - due chiavi maschie incrociate caricate di un'aquila - pare volesse attestare che per Chiauci non si tratti né di clava né della dea Cloacina, ma delle simboliche chiavi della Santa Sede, pur non essendo stato mai feudo della medesima.

C'è chi è convinto, invece, che Clauce possa ricordare l'antica Cluvia, situata secondo Livio a 20 miglia da Cominio; ma dove fosse situata Cominio è un mistero che nessuno storico riuscirà forse a risolvere.

 

 

 


 

 

graphic by Gianluca Di Vincenzo giandivi